Un posto dove stare

L’avventura con la musica è cominciata circa trenta anni fa, con uno stop and go.
Prima esperienza: lezioni di piano con una zia pianista. Avevo 10 anni e mi esercitavo a casa su un organo elettronico di mio padre. Era bello ma dopo qualche anno mollai, forse annoiato, forse non pronto.
La seconda - e vera - partenza c’è a 14 anni. Inizio a suonare di nuovo quasi per caso, ad un corso di chitarra in parrocchia. Riguardandomi dal di fuori forse lo paragonerei ad un apprendistato per contadini: una mandria di giovani inesperti, guidati da “quello bravo a suonare la chitarra” (sapeva fare alcuni accordi) che zappavano sui poveri legni del top. Il mio addirittura riuscii a scartavetrarlo. La mia prima chitarra (eredità di mia madre) porta in effetti ancora i segni di quelle prime esperienze… agricole, come documenta la foto qui sotto.

La mia prima chitarra, che porta i segni delle zappate dei primi tempi…
Da quel momento la musica non mi ha mai lasciato, ed ho cominciato a girare, cercare, sperimentare. I primi pezzi blues in fingerpicking, poi i gruppi punk, ska, la scuola di musica del Testaccio, i gruppi all’università (tutta la storia è riassunta qui nella Bio
). Compravo chitarre, vendevo chitarre, compravo effetti, amplificatori, pedali, pedaliere. Poi una pausa, e poi via a riprovarle tutte: la tastiera, il basso, l’ukulele, il cajon, le percussioni, la musica elettronica…
Girare e rigirare senza sapere esattamente dove andare (Oddio no, l’ho fatto, ho citato Baglioni!). Finché per una quasi casualità, mi imbatto in uno strumento che mi emoziona da subito: la Weissenborn, uno strumento fantastico. Una chitarra lap steel acustica. Ne parlo in questo post “Benvenuta Weissenborn
“. Chissà perché stavolta l’ho presa particolarmente sul serio, ricominciando a prendere lezioni. Con un maestro trovato a fatica (non sono in molti a suonare questo strumento), di Torino: il grande Mimmo Sparacio
.
Ecco allora che comincia lo studio, le lezioni (su skype), la fatica sulle corde, le ore apparentemente improduttive passate a riprovare mille volte la stessa cosa (con effetti anche sulla psiche delle persone che mi stanno vicino :) ). Impegno associato ad un sottile piacere: quello di imparare. Di sudare sullo strumento. Il piacere del dolore alle dita. Il piacere di vedere che dopo ore di prove usciva un suono ascoltabile. Il piacere di sentire che dalle mie mani usciva la musica. Forse semplice e da migliorare. Il piacere di diventare tutt’uno con la musica (come diceva anche il grande Francesco D’Agnolo nel racconto delle sue esperienze di dimenticanza del corpo).
Mi butto in questo nuovo percorso e comincio a sentirmi un po’ a casa. I sogni di gloria muoiono di fronte alla consapevolezza della montagna di conoscenze musicali e pratica da acquisire, ma inizia la realtà, la bellezza del suonare. E dopo mesi di studio riesco ad eseguire la cover di un fantastico pezzo di Thomas Oliver, proprio il brano che mi ha fatto innamorare della Weissenborn.
Certo, la felicità di avercela fatta, la bellezza e l’incredulità di ascoltare che quelle note erano prodotte proprio da me, e uscivano da dentro. Ma soprattutto una sorta di conferma sul fatto che forse ho trovato una casa nell’immenso spazio della musica, sulla base di due commenti di amici e musicisti che stimo molto, Francesco e Marta: “Hai trovato il tuo posto mi sa. Molto bello” e “Uaoooo! Grande Daniele, sembra il tuo strumento da sempre!”.
Trovare un posto dove stare. Nella musica. Un posto che quando ci entri fatichi e sudi, ma sei sereno.
E poi c’è un interessante effetto collaterale, meno romantico ma molto rilevante: impegnato a studiare e ad imparare ho quasi del tutto abbandonato la furia consumistica musicale. Basta acquisto di nuovi strumenti, di nuovi effetti, di nuovi microfoni, di nuove schede audio. Basta comprare cavi, cavetti, convertitori, pedali… Ogni nuovo gingillo infatti ora porta con se l’inquietante domanda “Caro Daniele avrai tempo per imparare ad usarmi, o sono l’ennesimo tentativi di sfogare con gli acquisti le frustrazioni musicali?”. Me li immagino così, strumenti e oggetti che mi parlano e che mi mettono in guardia: se li prendo, non hanno voglia di rimanere su uno scaffale! Ecco quindi che anche portafogli ringrazia :)
Con la Weissenborn l’avventura è ovviamente appena cominciata. Alcuni progetti bollono in pentola, ma è presto per parlarne, quindi per ora l’appello è semplice: seguitemi se volete su youtube (clicca qui
) perché nuovi shorts e nuovi video usciranno presto.
Buona musica a tutti.