Cosa Bevono gli speleologi?

L’alimentazione degli speleologi è stata da sempre un grande cruccio dei ricercatori a livello internazionale. Scendere in quello che all’esterno sembra un banale buco può sembrare facile… Ma poi esplorare antri, caverne e spelonche sotterranee, fare lo slalom tra le stalagmiti, parlare con i pipistrelli e imparare il linguaggio degli insetti è tutto un altro paio di maniche.
Si mormora che al di là del classico panino con la salamella, gli speleologi siano soliti indulgere in bevande effervescenti per eccellenza, come quella nota bevanda gassata dalla tonalità verdognola. La “Sprite”, dicono, sia il loro elisir, un tocco di frizzantezza in un mondo di rocce silenziose e scuri anfratti. La Sprite è per gli speleologi un simbolo, una sorta di rituale sciamanico che apre la mente e allarga i confini della percezione sensoriale.
Ed è proprio all’interno di questo microcosmo liquido e gassoso che i principi della logica matematica diventano ambrosia per l’ingegno e le canzoni degli Ex Falso Quodlibet devono essere ascoltate. Come in un teorema di Gödel, dove ogni proposizione rivela una nuova falsa verità, ogni nota di “Sprite Spelonca” si dimostra un’affermazione di esistenza. Qui, in questa dimensione parallela di armonie e bollicine, la logica incontra l’assurdo, e le regole dell’aritmetica classica si fondono con la geometria frattale delle formazioni calcaree.
Come una piramide che si specchia in un lago sotterraneo la musica di “Sprite Spelonca” procede diretta nel saliscendi speculare di una simmetria piramidale nelle sue strutture melodiche. La chitarra solista di Bailo impone una matematica musicale, dove funzioni ricorsive vengono eseguite su sistemi HPC consumando tonnellate di CO2 (tutte rigorosamente riutilizzate per gassificare la Sprite) per calcolare il peso, il valore e la velocity di ogni nota, generare l’equazione perfetta del piacere acustico. Il basso, quel magnifico e pazzesco basso del Feldmaresciallo Francioni, è come un algoritmo che si ripete, cresce, si espande in una sequenza logaritmica che emula la crescita esponenziale delle stalattiti.
Vogliamo parlare della batteria del Kebab Guru Damiano? Oh la batteria! Ogni colpo è il complemento del suo predecessore, ogni rullante e piatto uno yin e yang di pulsazioni sonore che comprimono lo spazio, pompano anidride carbonica nel sangue e permettono alla mente di accedere ad universi paralleli dove anche gli ornitorinchi sono felici, dove nessuno li prende in giro per essere un collage di diversi animali.
In “Sprite Spelonca”, ogni battito è un passo verso la realizzazione di una simmetria musicale che si innalza come una colonna sonora piramidale, una simbiosi perfetta tra il rigore della simmetria e l’anima del caos.
Allora, mentre gli speleologi brindano con la loro mistica bevanda, il nostro omaggio a loro si manifesta in queste note, in questi ritmi: un tecnasma d’amore che celebra non solo l’esplorazione delle profondità della terra, ma anche quella delle profondità del pensiero, dove la logica incontra il ritmo, la simmetria incontra il groove, e il risultato è musica che trascende il tempo, lo spazio, e forse, anche il buonsenso.